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Il Responsabile Safeguarding

Il CONI, con delibera presidenziale n. 159/89, ha prorogato al 31 dicembre 2024 il termine per la nomina del Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni nelle Associazioni e Società sportive, denominato Safeguarding Officer.

Chi può essere nominato?

La scelta sembra difficile ma in realtà è semplice. Vediamo quali caratteristiche deve possedere:

  • omo e indipendente, anche rispetto all’organizzazione sociale;
  • preparato, e possibilmente dotato di competenze specifiche a livello educativo e psicologico (pur non richiedendo la normativa requisiti professionali particolari);
  • adeguatamente formato e costantemente aggiornato;
  • sufficientemente presente nel corso degli allenamenti e delle manifestazioni sportive;
  • empatico, dotato di capacità comunicative e in grado di creare un clima collaborativo con allenatori, istruttori e (soprattutto) ragazzi, finalizzato a creare quel senso di fiducia nei suoi confronti che possa vincere la normale ritrosia a parlare di argomenti indubbiamente delicati e a denunciare comportamenti altrettanto se non ancor più delicati;
  • dotato di capacità organizzative: non essendo possibile, soprattutto nelle grandi organizzazioni, sorvegliare costantemente tutto e tutti, dovrà essere capace di monitorare l’applicazione dei meccanismi previsti nel MOG e di coinvolgere le persone interessate, prevedendo riunioni periodiche di verifica delle attività esercitate e di adeguamento delle procedure a fronte di eventuali carenze operative;

Quali compiti deve svolgere?

I COMPITI di tale figura si ravvisano in:
a) l’abuso psicologico;
b) l’abuso fisico;
c) la molestia sessuale;
d) l’abuso sessuale;
e) la negligenza;
f) l’incuria;
g) l’abuso di matrice religiosa;
h) il bullismo, il cyberbullismo:
i) i comportamenti discriminatori.

Chi può ricoprire questo ruolo?

Per garantire l’autonomia e l’indipendenza del Safeguarding Officer, non possono ricoprire questo ruolo:
– Soggetti sottoposti al potere gerarchico dell’organo dirigente dell’associazione sportiva, che svolgono compiti connessi alle aree a rischio commissione reati.
– Soggetti terzi che svolgono funzioni operative rilevanti nelle aree a rischio reato (es. allenatori, personale tecnico-sanitario, osservatori)
.

Per ulteriori chiarimenti contattare:
Segreteria NGS GROUP 346.124.5575 Dott.ssa Flavia Italia

    Obblighi fiscali per le società sportive dilettantistiche

    Oggi chiariremo alcuni concetti: quali sono gli obblighi fiscali delle società sportive dilettantistiche? 

    Le ASD e le SSD promuovono lo sport e l’attività fisica a livello locale, però devono anche comprendere e adempiere agli obblighi fiscali specifici che li regolano.

    Perché devono avere una gestione corretta?

    La gestione fiscale corretta ne assicura una conformità con le leggi, ma contribuisce anche alla sostenibilità finanziaria e alla credibilità dell’associazione.

    Regime fiscale e dichiarazioni?

    In Italia, le società sportive dilettantistiche possono accedere a regimi fiscali agevolati, purché rispettino alcuni criteri, come la promozione dello sport amatoriale e l’assenza di scopo di lucro.

    Cosa deve fare un’ASD?

    Le ASD sono tenute a presentare annualmente la dichiarazione dei redditi, inclusi i dettagli delle attività svolte, dei redditi percepiti e delle spese sostenute. La trasparenza e l’accuratezza sono cruciali. Ti eviteranno sanzioni ed allo stesso tempo ti garantiscono l’accesso ai benefici fiscali.

    Conserva in modo ordinato tutti i documenti fiscali e contabili della tua ASD.

    Inoltre, tienili a disposizione per eventuali controlli da parte delle autorità fiscali.

    Cosa ti suggerisco di fare:

    Adotta un sistema di archiviazione digitale. Ti aiuterà a mantenere “ordine” e ti faciliterà l’accesso alle informazioni in caso di necessità.

    Ricorda: una comprensione chiara di questi requisiti e una gestione attenta e precisa possono prevenire complicazioni legali e finanziarie, contribuendo al successo e alla crescita dell’associazione.

    “Bar” negli Enti Sportivi

    Una delle domande frequenti è: posso avere un “bar” all’interno del mio Impianto Sportivo?

    Ebbene si, è una delle attività che possono essere svolte, però bisogna prestare molta attenzione per non incorrere in accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza.

    Andiamo a vedere cosa intendiamo però per “Bar”:

    “L’attività di Bar è intesa come fornitura e servizio di prodotti alimentari confezionati, pronti o che necessitano di una preparazione minima e che generalmente vengono consumati al banco.”

    Inoltre, quando parliamo di Bar ci riferiamo anche all’attività minimale, intesa come vendita di acqua, snack, panini, bevande, etc.

    La gestione del Bar è attività istituzionale, commerciale o commerciale connessa?

    Va detto subito che per espressa previsione dell’articolo 148, comma 4 del TUIR, l’attività di somministrazione di alimenti e bevande non può essere decommercializzata, ai sensi del comma 3, quindi, è sempre commerciale

    Come tutte le attività commerciali comporta quindi l’assolvimento di tutti gli adempimenti fiscali: dall’apertura della Partiva IVA alla dotazione del registratore di cassa, etc.

    L’Ente Sportivo può godere però di due importanti agevolazioni nel caso in cui l’attività di Bar sia inquadrata come commerciale connessa a quella Istituzionale o sia svolta in modo occasionale.

    Come si può AVERE un “bar” senza che sia tale?

    E’ NECESSARIO AVER INSERITO NEL PROPRIO STATUTO SOCIALE LA GIUSTA DIGITATURA come previsto dalla legge del 19 agosto 2016, n. 166.

    Cosa succede se non ho i requisiti adatti ad avere il “Bar”?

    La mancata conoscenza di tali stringenti requisiti può condurre, con un’altissima probabilità, ad accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza, con recupero per lo Stato di imposte in misura piena, di sanzioni e di interessi.

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