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ASD/SSD o APS? Come scegliere l’ente giusto per il tuo progetto no profit

Se stai pensando di fondare un’associazione o di dare forma giuridica a un progetto sociale o sportivo, ti sarai sicuramente scontrato con una miriade di sigle: ASD, SSD, APS…

Scegliere la veste associativa corretta non è un semplice adempimento burocratico: da questa decisione dipendono la gestione fiscale, le attività che potrai svolgere, l’accesso a contributi pubblici e le agevolazioni per i tuoi soci o tesserati.

In questo articolo facciamo chiarezza su differenze, vantaggi e peculiarità di ASD/SSD da un lato e APS dall’altro, per aiutarti a capire quale forma si adatta meglio alle tue esigenze.

Prima di confrontarle, definiamo brevemente chi sono i “protagonisti”:

  • ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica): Ente del Terzo Settore/Sportivo privo di scopo di lucro, dedicato esclusivamente alla pratica e alla promozione dello sport dilettantistico.
  • SSD (Società Sportiva Dilettantistica): Svolge la stessa attività della ASD, ma ha la forma giuridica di una società di capitali (es. S.r.l. o Cooperativa). Pur potendo generare utili, la loro distribuzione è fortemente limitata dalla legge.
  • APS (Associazione di Promozione Sociale): È un Ente del Terzo Settore (ETS) iscritto al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), finalizzato allo svolgimento di attività di interesse generale a favore dei propri associati, dei loro familiari o di terzi.

Sebbene tutte condividano l’assenza del fine di lucro (o la sua forte limitazione) e il perseguimento di scopi ideali, la sostanza cambia notevolmente:

CaratteristicaASD / SSDAPS
Oggetto PrincipalePratica e promozione dello sport dilettantisticoAttività di interesse generale (cultura, sociale, ricreativo, ambiente…)
Registro di RiferimentoRASD (Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche)RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore)
Destinatari dell’AttivitàTesserati e sociSoci, familiari di soci e terzi (pubblico generale)
Volontariato e LavoroPrevalenza di tesserati/atleti; regolato dal Riforma dello SportPrevalenza dell’attività dei volontari
Riconoscimento FiscaleLegato al CONI / Sport e SaluteLegato al Codice del Terzo Settore (CTS

Le ASD e le SSD vivono sotto il grande ombrello della Riforma dello Sport.

  • Focalizzazione sportiva: Sono gli unici enti che possono partecipare ai campionati ufficiali delle Federazioni Sportive (FSN), Enti di Promozione Sportiva (EPS) e Discipline Associate (DSA).
  • Agevolazioni sul lavoro sportivo: Godono di regimi previdenziali e fiscali agevolati per i lavoratori sportivi (chiamati, istruttori, atleti, direttori tecnici).
  • Defiscalizzazione delle quote: I corrispettivi specifici versati dai tesserati per frequentare i corsi sportivi non concorrono alla formazione del reddito imponibile.
  • Rigidità dell’oggetto sociale: Non puoi aprire una ASD per fare principalmente mostre d’arte o corsi di teatro (a meno che non siano strettamente legati o secondari all’attività sportiva).

Le APS rientrano a pieno titolo nel Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) e rappresentano la scelta ideale per chi vuole operare nel sociale, nella cultura o nel ricreativo.

  • Ampiezza di raggio d’azione: Puoi organizzare eventi culturali, doposcuola, corsi di formazione, viaggi sociali, assistenza agli anziani, tutela dell’ambiente e molto altro.
  • Apertura ai terzi: A differenza delle vecchie associazioni culturali, un’APS può erogare servizi e vendere prodotti/biglietti anche a non soci (sebbene a determinate condizioni fiscali).
  • Sedi e Immobili: Le APS beneficiano di importanti semplificazioni urbanistiche per l’uso dei locali in cui svolgono le proprie attività ed è più facile accedere a convenzioni con gli enti pubblici.
  • Obbligo di volontariato: In un’APS il numero dei volontari deve essere nettamente prevalente rispetto a quello degli eventuali lavoratori dipendenti o autonomi.

Sì, ma con grande attenzione. Una ASD/SSD può richiedere anche l’iscrizione al RUNTS come APS, diventando una “ASD-APS”.

Tuttavia, la gestione di un doppio registro (RASD + RUNTS) comporta una complessità burocratica e contabile non indifferente. È una strada consigliata solo a realtà strutturate che svolgono quotidianamente sia attività agonistica/sportiva che progetti ad alto impatto sociale o culturale.

Per chiarirti le idee, chiediti: “Qual è il cuore della mia attività?”

  • 👉 Scegli una ASD/SSD se:
    • Vuoi gestire una palestra, una scuola di danza, un circolo tennis o una squadra di calcio.
    • La tua attività principale è l’insegnamento e la pratica delle discipline riconosciute dal CONI/Dipartimento per lo Sport.
    • Vuoi far partecipare i tuoi atleti a gare e tornei ufficiali.
  • 👉 Scegli una APS se:
    • Vuoi creare un circolo culturale, un’associazione teatrale, un centro ricreativo per giovani o anziani.
    • Organizzi eventi, festival, corsi non sportivi, visite guidate o attività di volontariato sul territorio.
    • La dimensione sportiva è assente o del tutto marginale rispetto a quella sociale/aggregativa.

Non esiste una forma “migliore” in assoluto, ma esiste la forma più adatta al tuo progetto. Sbagliare la scelta iniziale può comportare sanzioni fiscali o la perdita di agevolazioni fondamentali.

Se hai ancora dubbi su quale sia la veste giuridica ideale per la tua idea, il consiglio è sempre quello di farsi affiancare da un consulente specializzato nel Terzo Settore e nel Diritto Sportivo.

💬 Hai domande su come fondare la tua associazione o su come gestire il passaggio al RUNTS? Lascia un commento qui sotto o contattaci per una consulenza!

Regime Fiscale APS: Cosa cambia e come orientarsi tra le nuove regole

Il 1° gennaio 2026 ha segnato una vera e propria rivoluzione copernicana per il mondo del No Profit e, in particolare, per le Associazioni di Promozione Sociale (APS) iscritte al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore). Con l’entrata a pieno regime delle disposizioni fiscali del Codice del Terzo Settore (CTS) e i chiarimenti definitivi dell’Agenzia delle Entrate (in primis la Circolare n. 1/E del 2026), si volta pagina rispetto al passato.

Mettiti comodo: facciamo ordine tra le novità, i regimi forfetari e gli adempimenti da conoscere per gestire l’associazione in modo sicuro e senza rischi.

La novità più pesante per molte APS riguarda l’uscita di scena dei vecchi regimi di favore a cui si era abituati, primo fra tutti la storica Legge 398/1991.

Dal 1° gennaio 2026, per gli Enti del Terzo Settore non è più possibile applicare quel tipo di opzione. Al suo posto subentra l’architettura fiscale delineata direttamente dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), pensata per premiare la trasparenza e distinguere nettamente tra attività commerciali e istituzionali (non commerciali).

Cosa succede se l’associazione svolge anche attività di tipo commerciale (come la vendita di gadget, la gestione di un bar interno o eventi a pagamento rivolti anche a non soci)?

Per le APS che esercitano attività commerciali marginali o comunque contenute, il CTS mette in campo un regime forfettario dedicato (regolato dall’articolo 86 del D.Lgs. 117/2017).

  • Il limite di accesso: Il regime può essere applicato se nel periodo d’imposta precedente l’associazione ha conseguito ricavi commerciali ragguagliati ad anno non superiori a 85.000 euro.
  • Come si calcola il reddito: La vera chicca di questo regime è la semplificazione del calcolo dell’imponibile. Il reddito su cui calcolare le imposte si determina applicando ai ricavi commerciali un coefficiente di redditività super agevolato pari al 3%.

In pratica, su 10.000 euro di ricavi commerciali, le tasse (IRES) si pagheranno solamente su una base imponibile di appena 300 euro.

Il fulcro della nuova fiscalità ruota attorno al concetto di “de-commercializzazione” delle attività istituzionali. Per le APS iscritte al RUNTS, restano escluse dal campo d’applicazione dell’IRES tutte le attività realizzate in diretta attuazione degli scopi istituzionali, svolte in favore dei propri associati (anche dietro pagamento di corrispettivi specifici o quote associative).

Attenzione però: è fondamentale monitorare costantemente i parametri attraverso il test di non commercialità, lo strumento introdotto dalla riforma per verificare che l’anima dell’ente resti prevalentemente di natura ideale e non d’impresa.

Gestire la contabilità di un’APS nel 2026 richiede un cambio di passo mentale, ma offre in cambio una forte semplificazione sul fronte degli adempimenti formali per chi rientra nei regimi forfettari:

  • Fatturazione e registrazioni: Le regole per la fatturazione elettronica e la conservazione dei documenti seguono binari snelli (per le fatture d’acquisto, ad esempio, bastano numerazione e conservazione cartacea/digitale di base, senza l’obbligo della complessa conservazione sostitutiva per quelle ricevute via PEC).
  • Esclusione dagli ISA: Gli enti che optano per i regimi forfettari dedicati sono esonerati dall’applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale.

Se la tua associazione è regolarmente iscritta al RUNTS, il consiglio pratico è di muoversi su tre binari:

  1. Verificare i volumi d’affari: Controllare che i ricavi commerciali rientrino nella soglia degli 85.000 euro per poter eventualmente optare per il regime forfettario ex art. 86 CTS.
  2. Aggiornare i software e i flussi con il commercialista: Abbandonare del tutto i vecchi automatismi della Legge 398/91.
  3. Mantenere traccia dei requisiti statutari e strutturali: La qualifica di APS e l’accesso a questi vantaggi fiscali dipendono indissolubilmente dalla permanenza nel RUNTS e dal rispetto della vita democratica interna.

Insomma, districarsi tra codici e bilanci da soli è un terno al lotto: fai due chiacchiere con un professionista, così vi mettete al sicuro e cucite la gestione fiscale addosso alla tua associazione senza rischiare brutte sorprese.

ASD e Palestre: Sei Davvero in Regola? Tutti gli Obblighi da Conoscere

Avere una palestra o un’ASD in regola non è solo un dovere normativo, ma la prima garanzia di tutela per dirigenti, soci e tesserati. Spesso si pensa che la dimensione amatoriale o l’assenza di dipendenti esenti dagli obblighi di legge, ma la realtà è ben diversa: dalla prevenzione incendi al GDPR, fino all’HACCP e al Safeguarding, gli adempimenti da monitorare sono differenti e rigorosi. Ecco una panoramica chiara e aggiornata con gli aspetti tecnici essenziali da applicare subito.

L’applicazione del Testo Unico sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro dipende direttamente dalla struttura organizzativa dell’ASD e dalla presenza di collaboratori, volontari o lavoratori retribuiti. La legge individua tre scenari principali:

a) ASD operanti esclusivamente con volontari non retribuiti

Quando l’attività sportiva è sostenuta unicamente da soci e volontari che prestano la propria opera a titolo gratuito e spontaneo, l’ASD non è qualificabile come “datore di lavoro” ai sensi dell’art. 2 del D. Lgs. 81/2008.

  • Cosa prevede la legge: Non vi è l’obbligo formale di predisporre il DVR o di nominare il RSPP.
  • Requisiti essenziali: Permane comunque l’obbligo generale di tutela della salute e dell’incolumità (previsto dall’art. 2087 c.c. e dal Codice del Terzo Settore). L’associazione deve pertanto garantire l’idoneità, la manutenzione e la sicurezza di impianti, locali e attrezzature messi a disposizione dei soci.

b) Lavoratori sportivi con compensi fino a 5.000 €/anno

Con l’entrata in vigore della Riforma dello Sport (D. Lgs. 36/2021, art. 33), per i collaboratori sportivi che percepiscono un compenso annuo pari o inferiore alla soglia di 5.000 € si applica il regime di tutela semplificata (previsto dall’art. 21 del D. Lgs. 81/2008).

  • Semplificazioni: L’ASD non ha l’obbligo di redigere il DVR, nominare il medico competente né nominare il RSPP.
  • Adempimenti obbligatori: L’associazione deve comunque:
    • Fornire un’adeguata informazione sui rischi specifici legati alle mansioni svolte.
    • Mettere a disposizione attrezzature di lavoro certificate e conformi alle norme.
    • Fornire idonei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) laddove necessari.

c) Lavoratori sportivi con compensi superiori a 5.000 €/anno

Al superamento della franchigia dei 5.000 € annui, il collaboratore viene equiparato in tutto e per tutto a un lavoratore dipendente ai fini della sicurezza. Di conseguenza, l’ASD assume la piena veste di datore di lavoro.

  • Adempimenti obbligatori:
    • Valutazione dei Rischi: Redazione del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi).
    • Organigramma della Sicurezza: Nomina del RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) ed eventuale nomina degli addetti Primo Soccorso e Antincendio.
    • Formazione: Attuazione dei corsi di formazione ed informazione obbligatoria per la sicurezza dei lavoratori (art. 37).
    • Sorveglianza Sanitaria: Effettuazione delle visite mediche preventive e periodiche con il Medico Competente, qualora la valutazione dei rischi lo richieda (es. movimentazione carichi, stress lavoro-correlato).

(Nota: per le collaborazioni di natura amministrativo-gestionale, gli obblighi di tutela della sicurezza si applicano a prescindere dal limite di compenso percepito).

Se l’ASD o il centro sportivo gestisce un bar interno, un punto ristoro, un’area somministrazione per i soci o vende direttamente prodotti alimentari e integratori, l’associazione assume a tutti gli effetti la qualifica di Operatore del Settore Alimentare (OSA).

L’obbligo di conformità alla normativa igienico-sanitaria (HACCP) scatta a prescindere dalla presenza di dipendenti retribuiti, applicandosi anche se il servizio è presidiato esclusivamente da soci volontari.

Quando scatta l’obbligo e chi è responsabile:

  • Bar e Punti Ristoro interni (gestione diretta): L’ASD deve adempiere all’intero impianto normativo HACCP.
  • Distributori Automatici di alimenti e bevande:
    • Gestione in comodato/noleggio da terzi: La responsabilità HACCP, la notifica ASL e il mantenimento delle macchine gravano sulla società di vending esterna.
    • Gestione e rifornimento diretti dell’ASD: L’associazione deve includere le macchine distributrici nel proprio piano di autocontrollo HACCP.

I 6 adempimenti igienico-sanitari fondamentali:

  1. Notifica Sanitaria (SCIA): Registrazione dell’attività alimentare presso l’ASL/ATS competente tramite lo sportello SUAP del Comune.
  2. Manuale di Autocontrollo HACCP: Redazione e periodico aggiornamento del piano redatto su misura per i locali e le attività svolte.
  3. Nomina del Responsabile dell’Autocontrollo: Designazione della figura (spesso il Presidente o un delegato) incaricata di vigilare sull’applicazione delle procedure.
  4. Formazione Igiene Alimentare: Attestati HACCP obbligatori per tutti i soggetti (volontari compresi) che manipolano, preparano o somministrano alimenti e bevande.
  5. Procedure Operative e Registri: Tracciabilità dei prodotti, monitoraggio delle temperature di conservazione e schede di pulizia/sanificazione dei locali e delle attrezzature.
  6. Gestione Allergeni: Esposizione chiara ed esaustiva dell’elenco degli allergeni presenti nei prodotti somministrati o venduti.

Le Associazioni Sportive Dilettantistiche e le palestre gestiscono una grande quantità di informazioni riservate: dai dati anagrafici e bancari fino a dati estremamente delicati, come i certificati medici di idoneità sportiva (dati relativi alla salute) o le foto/video degli eventi.

Per questo motivo, l’ASD assume la qualifica formale di Titolare del Trattamento ed è tenuta a rispettare integralmente il Regolamento Europeo 2016/679 (GDPR) e il D. Lgs. 101/2018.

La Checklist della Privacy per le ASD e Centri Sportivi:

  • Informative Privacy trasparenti e dettagliate: Da consegnare a soci, tesserati, collaboratori e genitori di minori all’atto dell’iscrizione, specificando chiaramente come e per quali finalità vengono impiegati i loro dati.
  • Consensi specifici e distinti: È obbligatorio raccogliere consensi separati per attività non strettamente legate al tesseramento, come:
    • Invio di newsletter o comunicazioni promozionali/commerciali.
    • Pubblicazione di foto e video dei soci sui canali social o sul sito dell’ASD.
    • Cessione di dati a terzi o sponsor.
  • Certificati Medici e Dati Sanitari: La conservazione dei certificati di idoneità richiede misure di sicurezza rafforzate (archivi fisici sotto chiave, file protetti da password forte) e l’accesso limitato esclusivamente alle figure autorizzate.
  • Registro dei Trattamenti: Strumento fondamentale (e caldamente raccomandato anche sotto le dimensioni minime) per mappare quali dati vengono raccolti, dove sono conservati e chi vi ha accesso.
  • Sicurezza Informatica e Cartacea: Adozione di policy per la gestione delle password, backup periodici del gestionale, antivirus e procedure in caso di perdita o furto di dati (data breach con eventuale notifica al Garante Privacy entro 72 ore).
  • Membri autorizzati e Formazione: Chiunque all’interno dell’ASD maneggi schedari o gestionale (es. personale di segreteria o consiglieri) deve ricevere una formale designazione scritta e le relative istruzioni di comportamento.
  • Sito Web e Canali Digitali: Conformità del sito dell’associazione con banner per la gestione dei cookie, informativa privacy facilmente consultabile e moduli di iscrizione online protetti.

Designazione del DPO (Data Protection Officer) e Sanzioni

Di norma, una piccola ASD non ha l’obbligo di nominare un DPO (Responsabile della Protezione dei Dati). Tuttavia, la nomina diventa consigliabile o necessaria se l’associazione gestisce dati su larga scala o effettua un monitoraggio sistematico degli utenti (es. tramite impianti di videosorveglianza avanzati o badge d’accesso intelligenti con profilo sanitario).

L’adeguamento al GDPR non è solo una formalità burocratica: evita contestazioni da parte degli iscritti e alza uno scudo contro le pesanti sanzioni previste dal Garante Privacy.

Il tema della protezione e dell’inclusione ha assunto un ruolo centrale nella gestione delle società sportive. In attuazione della Riforma dello Sport (D. Lgs. 36/2021) e delle direttive emanate da FSN, DSA ed EPS, tutte le ASD e SSD sono tenute ad adottare il sistema di Safeguarding per prevenire e contrastare ogni forma di abuso, violenza, molestia o discriminazione.

L’obbligo riguarda la totalità dei tesserati, con un focus rafforzato sui minori di età, e si applica a prescindere dalla presenza di lavoratori retribuiti, coinvolgendo anche le realtà composte unicamente da soci volontari.

I 5 pilastri operativi del Safeguarding per l’ASD:

  1. Nomina del Responsabile Safeguarding: Designazione formale (tramite Delibera del Consiglio Direttivo) di una figura autonoma, competente e priva di conflitti di interesse, con il compito di vigilare sulla corretta applicazione delle tutele.
  2. Adozione dei Modelli Organizzativi e Codici di Condotta: Redazione ed esposizione (sia nei locali dell’impianto che sul sito web dell’ASD) del Regolamento interno di tutela e del Codice di condotta per istruttori, dirigenti e atleti.
  3. Canale di Segnalazione dedicato: Attivazione di un punto di contatto riservato (es. una casella e-mail dedicata come safeguarding@nomeasd.it) per raccogliere in modo protetto segnalazioni di comportamenti scorretti o presunti abusi.
  4. Controllo Obbligatorio del Casellario Giudiziale: Acquisizione del certificato del casellario giudiziale (ai sensi dell’art. 25-bis del D.P.R. 313/2002) per chiunque operi a contatto diretto e abituale con i minori (istruttori, allenatori, preparatori, accompagnatori), al fine di verificare l’assenza di condanne per reati contro i minori.
  5. Informativa e Sensibilizzazione: Divulgazione attiva delle regole di condotta tra gli atleti, le famiglie e il personale tecnico, promuovendo un ambiente sportivo sicuro, sano e inclusivo.

Mantenere il sistema di Safeguarding aggiornato non è solo un obbligo normativo vincolante per l’affiliazione sportiva, ma rappresenta un requisito fondamentale per la trasparenza e la credibilità dell’associazione verso le famiglie.

La gestione di una palestra, di un centro fitness o di un impianto sportivo comporta il rispetto rigoroso delle normative sulla sicurezza antincendio. Ai sensi del D.P.R. 151/2011, le strutture che superano determinati parametri di superficie o capienza rientrano a pieno titolo tra le attività soggette ai controlli periodici dei Vigili del Fuoco.

In particolare, per i locali adibiti a palestre o attività sportive con capienza complessiva superiore a 100 persone o con superficie lorda superiore a 200 m² (parametri che variano in base alla specifica tipologia di attività e affollamento), l’ASD deve attivare iter burocratici e strutturali precisi.

Gli adempimenti chiave per la conformità antincendio:

  • Presentazione della SCIA Antincendio: Invio della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (distinta per categorie di rischio A, B o C in base alla complessità e alla capienza) al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco prima dell’apertura al pubblico.
  • Progettazione e Documentazione Impiantistica: Redazione del progetto antincendio da parte di un professionista abilitato e conservazione di tutta la documentazione relativa agli impianti elettrici, termici e di rivelazione fumi (certificati di conformità, dichiarazioni di corretta posa).
  • Gestione dei Presidi di Sicurezza: Installazione, controllo e manutenzione semestrale/annuale di estintori, luci di emergenza, segnaletica luminosa e, ove previsti, sistemi di evacuazione o idranti.
  • Mantenimento delle Vie di Fuga: Garanzia che le uscite di sicurezza e i corridoi di esodo siano costantemente liberi da ostacoli, con porte dotate di maniglioni antipanico funzionanti e apribili nel verso dell’esodo.
  • Formazione del Personale e Piano di Emergenza: Nomina degli addetti alla gestione delle emergenze, frequentazione dei corsi di formazione antincendio obbligatori e stesura di un piano di evacuazione chiaro e affisso nei locali.

La conformità antincendio non tutela solo l’associazione da sanzioni amministrative e penali, ma rappresenta un requisito imprescindibile per la salvaguardia dell’incolumità di atleti, soci e visitatori.

Mettersi in regola significa, prima di tutto, prendersi cura della propria comunità sportiva. Dalla protezione dei dati degli iscritti alla sicurezza degli spazi, ogni adempimento rappresenta una risorsa per far crescere l’associazione su basi solide e al riparo da sanzioni.

Tuttavia, con le continue evoluzioni normative — dalla Riforma dello Sport al Safeguarding —, stare dietro a tutte le scadenze rischia di sottrarre tempo prezioso alla gestione delle attività sportive.

Per questo Lo Studio Ardizzone S.r.l. si propone come unico partner tecnico di riferimento per le associazioni e i centri fitness, guidandoti passo dopo passo in:

  • Valutazione dei Rischi e RSPP esterno
  • Autocontrollo igienico-sanitario HACCP
  • Protezione dei dati personali (GDPR)
  • Politiche e Responsabile Safeguarding
  • Pratiche per la Sicurezza Antincendio

Non aspettare un controllo per scoprire se la tua ASD è in regola. Contatta gli esperti dello Studio Ardizzone S.r.l. per un’analisi completa dei tuoi adempimenti.

1. Se nell’ASD operano solo volontari non retribuiti, sono obbligato a nominare il RSPP o a redigere il DVR?

No. Se l’associazione si avvale esclusivamente dell’operato di soci volontari a titolo gratuito, non scattano gli obblighi formali previsti dal D. Lgs. 81/2008 (come la stesura del DVR o la nomina del RSPP). Tuttavia, l’ASD ha l’obbligo generale (art. 2087 c.c.) di garantire che gli ambienti di allenamento, gli impianti e le attrezzature siano a norma, sicuri e regolarmente sottoposti a manutenzione.

2. Il bar o il punto ristoro dell’ASD è gestito da volontari: serve comunque il Manuale HACCP?

Sì, sempre. La normativa igienico-sanitaria europea recepisce l’associazione come Operatore del Settore Alimentare (OSA), indipendentemente dal fatto che chi manipoli o somministri cibo e bevande percepisca un compenso. È quindi obbligatorio disporre del piano di autocontrollo HACCP, effettuare le notifiche ASL e garantire la formazione igienica del personale volontario.

3. Il Responsabile Safeguarding è obbligatorio anche se l’ASD non ha atleti minorenni?

Sì. La Riforma dello Sport e le direttive d’affiliazione emesse da FSN, DSA ed EPS impongono l’adozione delle politiche di Safeguarding a tutte le ASD e SSD iscritte al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RAS). La tutela si estende infatti all’intero corpo dei tesserati, a prescindere dall’età.

4. Una piccola ASD deve obbligatoriamente nominare il DPO per la Privacy?

Generalmente no, ma va valutato caso per caso. La nomina del Data Protection Officer non è automatica per le piccole realtà. Diventa tuttavia raccomandata o necessaria laddove si effettuino trattamenti su larga scala o si trattino in modo sistematico dati sensibili (come l’archiviazione digitale strutturata di certificati medici) o si impieghino sistemi complessi di videosorveglianza e controllo accessi.

5. Cosa si rischia in caso di mancata conformità alle normative su sicurezza, privacy e igiene?

Le conseguenze possono essere molto severe. Le sanzioni variano in base al settore violato:

  • Privacy (GDPR): multe amministrative pecuniarie fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato.
  • Sicurezza e Antincendio: sanzioni amministrative, responsabilità penali per i dirigenti/legali rappresentanti e la sospensione cautelare delle attività o la chiusura dell’impianto in caso di gravità.
  • Safeguarding: sanzioni disciplinari da parte degli organi di giustizia sportiva, fino alla perdita dell’affiliazione o della qualifica di ASD.

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